The Thassarin's Curse

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Metterò il resto della roba as soon as possible, promesso!

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La notte delle fiamme
Un caldo benvenuto

Mentre fuori dalle mura di Atharis, parte delle creature un tempo imprigionate nelle gabbie dei Cacciatori di Bestie hanno preso di mira la città e i suoi abitanti, il nano, e i due gemelli umani tentano disperatamente di proteggere un gruppo di persone che si erano rifugiate nella chiesa di Moradin in cerca di riparo.

Presto giunge in soccorso anche Olemrac, ma ormai il fuoco ha raggiunto anche le mura della chiesa ed è necessario trovare una via di fuga. All’esterno però il gruppo scopre che ad appiccare il fuoco è un’enorme piroidra, che sta letteralmente devastando tutta una sezione della capitale. Ulfgar IV si trovano ben presto costretti a fronteggiare la creatura per dare il tempo a Callie e al patriarca di mettere in salvo i bambini eladrin e i rifugiati oltre che loro stessi, ma appare subito chiaro che lo scontro potrebbe essere fatale per tutti. Quando tutto sembra perduto, dalle fiamme emerge una creatura spaventosa, che si rivela essere il dragonborn tenuto prigioniero dai cacciatori. Il suo aiuto si dimostra decisivo nello scontro, e lui stesso afferma di essere stato richiamato dalla sensazione che qualcuno da proteggere fosse in pericolo. Il suo nome è Rhaegar Targaryen, primo cavaliere del drago, principe dei dragonborn, in missione per risvegliare i proprio fratelli di sangue col sacrificio del suo, almeno a quanto dice una profezia sul suo conto, di cui neanche lui conosce il vero e proprio significato. Purtroppo il patriarca viene ritrovato morto non molto distante dal luogo dello scontro, mentre di Callie ed i bambini nessuna traccia. A questo punto, il nuovo gruppo si reca alle mura della cittadella, in modo da recuperare alcuni effetti personali di Rhaegar, che sono molto importanti ai fini della sua missione. Dopo aver superato le mura con grandi difficoltà, scoprono che all’interno delle cerchia murarie si trovano moltissime statue raffiguranti esseri simili a Rhaegar. Il palazzo centrale è però protetto da un manipolo di guardie che riescono a mettere in fuga il gruppo, scambiandolo per dei saccheggiatori. Dopo una prima disfatta, i cinque avventurieri cercano di trovare un modo per entrare approfitando del favore della notte.

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Verso le montagne
La torre di ghiaccio

Mentre si trovano nel cerchio più interno delle mura della cittadella, il nano Ulfgar IV, i fratelli umani Alka e Slaine e il dragonborn Rhaegar scoprono che Olemrac è scomparso di nuovo senza lasciare tracce come suo solito. Una rapida perlustrazione alle stalle, agli alloggi della servitù e alla caserma delle guardie rivela che gli edifici ormai vuoti sono stati abbandonati in fretta, prendendo il minimo indispensabile e lasciando indietro tutto il resto. Il portone principale, come anche i laterali e le finestre è stato sbarrato e fortificato, e nessuno sembra rispondere ai vari tentativi di comunicazione del dragonborn. Ad un trato la porta nelle mura si apre e fa il suo ingresso nel cortile un cavaliere in armatura dorata scortato da altri quattro cavalieri. Si tratta di ser Boros Blount, primo cavaliere del re. Questi interroga in fretta i quattro intrusi sentendosi profondamente responsabile per quello che è successo la notte precedente data la sua assenza e li invita ad allontanarsi dal castello immediatamente, ignorando le richieste di Alka e Rumo riguardo il salvataggio degli eladrin ma restituendo a Raeghar le sue armi e il suo pendente (non senza qualche screzio tra i due). Prima che possano varcare il cancello, fa poi richiamare Alka, col quale si intrattiene per qualche minuto chiedendo maggiori dettagli a proposito di quello che è successo durante la notte di sangue. Dopo aver appreso maggiori dettagli a riguardo si mostra maggiormente comprensivo, e offre una sorta di accordo di collaborazione reciproco.

Le ricerche del giorno successivo non portano a nessuna grossa novità; Callie e i bambini sembrano semplicemente scomparsi e altrettanto dicasi di Olemrac. Ritornati al palazzo (dove fanno anche la conoscenza di Gregor Clengane – il Mastino) apprendono nuovi dettagli riguardo gli avvenimenti passati. In particolare scoprono che un non meglio identificato elfo (che a detta di Alka trattasi di Firiundel travestito) avrebbe rubato un pezzo di argenteria (che sempre a detta dello stesso trattasi di una scaglia di Arbalest) dal castello, motivo per cui ser Blount era stato mandato a cercarlo per recuperare la refurtiva e il ladro. Dopo aver consegnato al condottiero un libro sul quale sembra esserci una sorta di diario dei cavalieri reali che si sono succeduti nel tempo nei vari regni passati, grazie ad altre informazioni apprese, anche il gruppo riesce a mettersi sulle tracce dell’elfo misterioso, per arrivare però allo stesso punto morto del cavaliere. A questo punto non avendo altre alternative, i PG decidono di recarsi dai nani come richiesto in precedenza dall’ormai defunto patriarca di Moradin.

Il passaggio sulle montagne seppur riportato con dettagli nella cartina in possesso di Ulfgar, risulta assai ardo da affrontare quando pieno di neve, e l’assalto notturno di una grossa Manticora contribuisce a rendere teso il clima che il gruppo va via via affrontando.

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La disfatta goblin
"Titolo suggerito dal buon Gaetano"

Dopo aver sconfitto la manticora ed aver attraversato gli impervi passi di montagna innevati, finalmente i quattro avventurieri giungono al villaggio di Taren, un avamposto minerario della fortezza della Rocca del Toro, uno dei remoti luoghi in cui i nani si ritirarono tempo addietro dopo la disputa con gli eladrin.

Superato il ponte di pietra che congiunge le due sponde di un profondo dirupo, i resti di quello che una volta era Taren si presentano pieni di cadaveri di goblin e bugbear, ma anche di diversi nani. Un furioso scontro, probabilmente durato anche diversi giorni, ha avuto come esito una cittadina saccheggiata e semidistrutta, mentre probabilmente il resto della popolazione avrà trovato rifugio dalle creature e dall’inverno nella vicina roccaforte nanica, vista l’assenza dei loro cadaveri in giro. Durante l’esplorazione delle rovine, l’incauto richiamo di Ulfgar IV attira l’attenzione di una pattuglia goblin capeggiata da tre grossi bugbear, pesantemente armati e soprattutto appartenenti ad una squadra, viste le loro uniformi sufficientemente simili, bianche e con un rilievo in avorio raffigurante una torre. Dopo un lungo e difficile scontro, avuta la meglio sulla pattuglia di goblinoidi, gli aventurieri si rimettono rapidamente in marcia, diretti verso la roccaforte nanica. Giunti al cospetto della porta d’entrata vengono sorpresi da un ancora più numeroso gruppo di goblinoidi, armati con attrezzature da assedio che cercano di fare breccia nella parete di pietra che protegge la struttura. Da un passaggio segreto alcuni nani riescono a tirarli all’interno, proprio mentre la parte frontale di pietra crolla seppellendo gli invasori sotto una montagna di pietre e detriti, ma non prima che i fratelli Slaine e Alka abbiano la possibilità di sperimentare sulla loro pelle la devastante potenza del fuoco arcano. Chi è stato a lanciare fuoco e dardi di energia sul gruppo è un mistero che forse giace sepolto sotto la neve e la pietra all’esterno della Rocca del Toro.

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Un passaggio nei ghiacci
Verso la Torre Bianca

Dopo essere stati salvati dai nani della Rocca del Toro, gli avventurieri fanno la conoscenza di Taren V, reggente della cittadella e anziana guida dei nani della rocca. Questi mette i personaggi a corrente di un terribile segreto: molti anni addietro, un enorme drago bianco chiamato JarnVallha, che terrorizzava tutta la regione fino alle pendici della montagna venne rinchiuso in quella che attualmente è la sua prigione, ovvero la Torre Bianca, tomba degli eroi morti nell’impresa di sconfiggere il mostro. La presenza del drago, seppur imprigionato è più che sufficiente a tenere perennemente congelato il vicino lago, da cui nella stagione estiva proviene l’acqua del fiume Laar, utilizzata nelle miniere di Taren. La chiave della rocca è un bracciale di giada che gli antenati di Taren V si sono tramandati nei secoli, e il nano teme che i goblin, guidati da un misterioso stregone di cui non si conosce l’identità voglia impossessarsene per liberare il drago. In realtà l’anziano reggente teme anche che, non riuscendo a procurarsi la chiave, l’esercito goblinoide possa trovare comunque un’altra soluzione al problema, liberando lo spietato drago nella regione. Alcuni ingegneri nani, in virtù del sangue draconico che scorre nelle vene di Rhaegar, propongono un piano tanto ardimentoso quanto rischioso: infiltrarsi nella Torre, far entrare il dragonborn nella prigione e, grazie alla chiave di giada, tirarlo subito fuori, non prima di aver lasciato uno speciale dono esplosivo al drago. Ulfgar IV e gli altri si propongono per completare la missione. Nel frattempo grazie ad un rituale magico appropriato, nuovi dettagli sulla natura dei draghi degli eladrin emergono dal libretto lasciato da lady Alustriel, oltre che sul dominio della terra e sulle sue reali potenzialità. I quattro avventurieri non mettono i nani al corrente del potere che scorre nele vene dei due umani, ma apprendono comunque dei significativi dettagli sulla vera natura del loro antico retaggio.

Dopo aver preso delle nuove armi dalla fucina dei nani ed aver attraversato parte della catena montuosa per raggiungere il lago ghiacciato e la Torre Bianca, durante la notte in cui gli eroi completano il cammino vengono attaccati da alcuni vermi immondi fuoriusciti da delle cavità nel ghiaccio del lago. Proprio quando ormai queste bestie sembravano sconfitte, lo siogliersi dei numerosi cunicoli aperti dalle creature per attaccare provoca il crollo di una grossa sezione facendo sprofondare tutti nel buio dei ghiacchi del lago.

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All'assalto della torre di ghiaccio
Un passaggio tra i ghiacci

Dopo essere sprofondati nei canali scavati nel ghiaccio dagli otyugh, dal buio emergono le antiche rovine di una cittadella costruita su quello che sarebbe diventato in seguito il fondo del lago, probabilmente in un’era in cui le acque si trovavano in un altra posizione. Liberato l’enorme portone dalle lastre congelate che ne bloccavano l’apertura, l’interno della costruzione principale si rivela essere l’anticamera di un gigantesco complesso dedicato al dio Bahamut, che seppur di fattura nanica, risulta chiaramente costruito per creature molto più grandi di un nano. Il tempio custodisce delle enormi ricchezze, quali ad esempio il colonnato di cui ogni singola colonna raffigura un enorme serpente realizzata in pietra preziosa, metallo nobile o un elaborato arabesco a seconda della razza di drago che raffigura, e le copiose offerte in oro gioielli e gemme presenti sul pavimento in prossimitrà delle colonne stesse. Su un lato del tempio si trova anche un piccolo tempio dedicato a Moradin, costruito in dimensioni adeguate a quelle di un essere di taglia media, mentre sull’altro lato un enorme tempio di Bahamut conserva altre ricchezze, oltre che numerose statue raffiguranti creature dall’aspetto dragonide. Queste ultime si rivelano essere dei gargoyle da guardia, che si attivano non appena Ulfgar IV mette in moto un meccanismo segreto che aziona l’apertura di un nuovo passaggio nella sala principale del tempio. Dopo aver sconfitto i gargoyle guardiani, provati per il duro scontro, i PG trovano riposo all’interno del tempio di Bahamut, ma avertono dei rumori sospetti provenire dall’esterno della sala nella quale si sono barricati. Usciti di nuovo nella sala delle colonne, la trovano vuota, per poi scoprire che dal passaggio che vi si è aperto all’interno è fuoriuscita una nutrita squadra di scheletri posti a guardia della tomba dei giganti morti per causa del drago custodito soto la torre. Dopo aver respinto gli scheletri, e ritrovato il tesoro del tempio, che era stato rimosso dai non morti e nascosto in una delle tombe di pietra, Rhaegar e Alka trovano, nella sala dove riposano i giganti, dei cadaveri di goblin e bugbear morti da non molto tempo. Risalite delle scale che portano verso l’alto, si ritrovano all’interno della torre bianca, al piano inferiore. Dalla sommità della torre è possibile osservare l’intero accampamento nemico, le cui centinaia di tende piene di goblin e bugbear non fanno presagire niente di buono.

Aperta la tomba di Tarkrat come indicato dagli ingegneri nanici, i PG si ritrovano, dopo aver disceso le scale nascoste sotto il feretro di pietra, in un locale completamente diverso da quello da cui provengono, e soprattutto protetto da un potente sigillo magico. Inoltre dalla stanza adiacente qualcosa o qualcuno sta recitando i passi di un rituale.Irrompendo nella stanza, i PG scoprono il mago mezzelfo che guida la tribù di goblinoidi, intento a recitare un rituale volto a scongelare il drago bianco JarnVallha, attualmente imprigionato in un blocco di ghiaccio, ma chiaramente ancora vivo. Dopo il non facile scontro con le numerose guardie, nonché con lo stesso mago, gli eroi si ritrovano alle prese con un non facile compito: far esplodere la bomba dei nani e uscire dalla prigione senza perire nel tentativo.

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Finalmente libero!
Anche se solo per poco (o no?)

Il piano per far saltare in aria la prigione di ghiaccio dove JarnVallha era stato imprigionato millenni prima sembrava facile e di rapida esecuzione. Tuttavia, quando tutto ormai sembrava fatto, ecco che l’imprevisto accade; proprio mentre Rhaegar era in procinto di far saltare il barile dei nani, il drago, grazie al rituale del mago mezzelfo, riesce a liberarsi quel tanto che basta per mettere fuori combattimento Rhaegar. Alka e Slaine, accorsi in aiuto dell’amico trovano ad attenderli un osso più duro del previsto, e solo dopo una feroce battaglia riescono a portare il dragonborn in salvo, mentre nel frattempo il draqo si è liberato distruggendo la torre di ghiaccio. Tornati di corsa alla Rocca del Toro, gli eroi scoprono che la furia del rettile li ha preceduti, vendicandosi di secoli di prigionia. Nonostante tutto però i nani non sono stati completamente annientati, ma una parte di loro è riuscita a salvarsi facendo credere al drago di averli sterminati tutti, e rifugiandosi più in profondità all’interno della montagna. Grazie ad uno degli anelli sottratti al mago, Slaine è però a conoscenza del fatto che il drago ha eletto a proprio nido il lato della montagna proprio sopra le caverne dove hanno trovato spazio i nani. Grazie all’aiuto degli ingegneri e utilizzando tutto l’esplosivo rimasto, riescono a tendere una trappola al drago. Dopo la terrificante esplosione che polverizza una gran parte del versante roccioso, deviando il corso del fiume, sembra non essere rimasta traccia di JarnVallha. Probabilmente sarà stato fatto a pezzi, oppure è volato via prima dello scoppio? Con questo dubbio nel cuore e con la consapevolezza che il fallimento alla torre di ghiaccio ha portato quasi all’annientamento dei suoi ultimi consanguinei, Ulfgar IV si separa dai propri fratelli nani per tornare nel mondo degli uomini e trovare le risposte alle molte domande che ormai frullano nella mente del gruppo.

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La corona di Orogemma
La festa dei salici in fiore

Un tentativo di divinazione eseguito dal sacerdote di Moradin alla rocca del toro, alla domanda su dove si trovi Callie ottiene come unica risposta una parola in lingua eladrin, la cui traduzione corrisponde circa a “qui con me”. Pertanto, dopo aver lasciato i nani di Rocca del Toro in cerca di Mithrandiel, la terra natale degli Eladrin, i quattro avventurieri decidono di ridiscendere il sentiero che conduceva al villaggio di Taren, in modo da poter ritornare nella vale di Thassarin e controllare l’eventuale presenza di superstiti all’interno del bosco d’argento. . Ben presto però ci si accorge che il bosco è ormai presidiato da ingenti truppe di varia composizione, tra cui si contano orchi e goblin, ma anche elfi, umani e soprattutto tanti non-morti.

Anche la città di Atharis sembra in preda al caos; la cittadella è stata abbandonata in fretta dalla famiglia reale con tutti i sottoposti e gran parte della città giace in rovina più di quanto non fosse stata distrutta durante la notte delle fiamme. Un lungo esame della biblioteca reale rivela la presenza di un nome misterioso nella linea di successione al trono di Atharis. Dopo Oddring, il promesso sposo di Irunari, il successivo re degli umani è stata in realtà una regina di nome Melisandre. Quasi nessun altro riferimento è presente nella biblioteca sul suo nome e su chi fosse questa (unica) donna ad aver occupato il trono, a parte delle canzoni che la dipingono come una strega e una statua nella quale è rappresentata come un guerriero con in mano la testa del drago Valextris. Sulle cartine della capitale, a differenza di quelle dei nani, è presente l’isola di Mithrandiel.

Presa la strada per raggiungere un porto da cui salpare per l’isola, il gruppo raggiunge la cittadina di Norfolk, dove fa la conoscenza di Arthur Dondarrion e di suo figlio Erik, due nani che gestiscono un attrezzatissimo negozio di oggettistica magica. Il vecchio nano si rifiuta però di accettare come pagamento l’oro sottratto al tempio di Bahamut, rivelando di essere lui stesso un sacerdote del dio scomparso da lungo tempo. Il nano rivela anche si essere un divinatore, di sapere già della loro prossima venuta e di avere una missione da svolgere: rispondere a delle domande che il gruppo stesso gli porrà. Per farlo però ha bisogno di una particolare corona, appartenuta ad un antico re coboldo chiamato Orogemma. La corona è il premio in palio per la festa dei salici in fiore, un avvenimento che si celebra ogni 50 anni e che coinvolge tutte le razze in maniera pacifica. Ai gruppi di avventurieri è concesso di inoltrarsi all’interno dell’antica villa di Orogemma, nel tentativo di recuperare la sua corona, che dona al possessore la facoltà di rispondere alle domande poste per un minuto di tempo prima di ritornare nella villa.

Arthur Dondarrion sostiene che grazie alla corona riuscirà a rispondere alle domande che ha previsto gli verranno poste dal gruppo, e visto che la missione non è senza pericoli offre al gruppo alcuni oggetti fabbricati da lui di grande valore e potenza. Inoltre raccomanda caldamente di non attacar briga con nessuno, visto che la festa è aperta a partecipanti di tutte le razze e quindi si potrebbero fare incontri sgraditi. Infatti giunti sul posto, gli eroi incontrano esseri di ogni tipo, e in particolare con grande stupore notano la presenza di una coppia di drow, che tranquillamente bevono del vino insieme ad altre creature. La manifestazione è gestita da un numeroso manipolo di coboldi, che provvedono ad ogni esigenza dei partecipanti, ma che non appena intravedono Rhaegar iniziano a prostrarsi ai suoi piedi e a chiamarlo sire. Ben presto tutta la manifestazione si blocca a causa del gran numero di coboldi accorsi ad adorare il loro redivivo sovrano, mentre il gruppo viene fatto accomodare presso l’ingresso della villa di Orogemma.

Perchè i coboldi chiamino sire Rhaegar e perchè affermino che nel passato lui abbia già conquistato la corona nonostante lui non ne abbia memoria è un nuovo mistero per tutti. Entrati nella dimora, gli eroi trovano non poche difficoltà ad attenderli, comprendenti varie creature poste a difesa della villa, un veleno ad azione lenta somministrato dai coboldi all’ingresso e gli atrusi indovinelli posti dal fantasma di Orogemma stesso, che sembra voler torturare il gruppo con delle strane domande, quali ad esempio chi fosse il fidanzato di Irunari o quale fosse il nome della guerriera drow durante la sfida delle razze. Dopo aver recuperato la corona, finalmente il gruppo può portarla a Arthur Dondarrion, che indossatala può finalmente rispondere alle domande del gruppo, tramite un sì o un no.

Le domande poste sono :

  1. Firiundel è a Mithrandiel? – SI
  2. Callie è con Firiundel ? – SI
  3. Firiundel è l’ultimo eladrin? – NO
  4. Firiundel e Callie saranno a Mithrandiel quando arriveremo? – NO
  5. Le azioni di Rhaegar sono utili per liberare i suoi fratelli? – SI
  6. L’esercito del bosco d’argento è soto la guida di Golduruth? – SI
  7. Valextris è ancora vivo? – NO ...
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